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Il segreto della felicità è avere tre cose in cui credere e niente di cui avere paura


Diario


21 ottobre 2008

Ci vivo

Leonia



"Chi meglio di un napoletano può spiegare che cosa sia Napoli?"
In parte questa affermazione può considerarsi vera, ma non tutto ciò che è vero rientra in quello che si chiama realtà.
Io sono napoletana, anzi, per meglio dire, vivo a Napoli. Non so perchè, ma non sono mai riuscita ad integrarmi completamente, sebbene sia nata qui e la mia famiglia sia napoletana da generazioni. Perchè? Non lo so. Suppongo, diversi punti di vista. So poco di questa città su cui sento discutere persone, tv e giornali, ma quel poco che conosco è vero e reale, e ne sono sicura, perchè lo vivo ogni giorno.
Ebbene, dimenticate tutto quello che avete saputo di Napoli finora, perchè il mio punto di vista è ben diverso.
La mattina a Napoli ti svegli coi primi rumori di clacson e di automobili, quelle stesse che di notte senti sfrecciare e frenare all'improvviso. Io abito in un breve ma trafficato tratto di strada che collega la zona ospedaliera al quartiere di Chiaiano, via toscanella. Una parte di mondo che alcuni miei amici chiamano "bronx", e c'è da capirli. Qui l'impianto fognario è atteso come il miracolo di San Gennaro. Ogni anno a settembre, gli abitanti del quartiere vedono gli operai aprire un cantiere sulla strada. Domandano se devono "fare le fogne" e, di regola, gli operai rispondono che, no, è solo la rimarcatura delle strisce o un nuovo strato d'asfalto. Ma la strada è stretta e trafficata, e loro sono solo d'intralcio nella zona. Da queste parti passano solo 2 autobus: uno ogni mezz'ora circa, se va bene, l'altro non si sa. Non ha orari. Si può vederlo raramente, è carino, nuovo, va a metano. Quando la strada è in ristrutturazione, quei due autobus cambiano itinerario, non riuscendo a passare per via toscanella, che è troppo stretta per via dei lavori (cosa che danneggia doppiamente chi viaggia su questi mezzi, perchè non viene nemmeno avvertito del cambio di rotta) . E non c'è nemmeno un marciapiede. Ma qui gli abitanti ci sono abituati. Io sono costretta ad arrivare a piedi al policlinico camminando sul ciglio della strada, tra le ortiche e la polvere, ma talvolta vedo alcune signore anziane aspettare per ore l'arrivo di un autobus, in piedi, perchè non c'è nemmeno una panchina.
Quando poi la strada è finalmente ricostruita bisogna fare i conti con i rifiuti che la invadono. La fermata dell'autobus coincide curiosamente con il sito dei bidoni per l'immondizia (indifferenziata, ovviamente) e ricordo che quest'estate, quando scendevo dall'autobus mi toccava fare lo slalom in mezzo a buste di plastica e topi morti, cercando di evitare le automobili che correvano e contemporaneamente cercavano di evitare le auto nel senso opposto. Quest'anno clamorosamente sono stati realmente avviati i lavori per l'impianto fognario, che finalmente, nel 2008, arriverà anche qui. Stavolta, ovviamente, non è bastato aprire un piccolo cantiere sul margine della strada, per cui il senso alternato di marcia impedisce nuovamente il circolo di autobus a via toscanella e soprattutto, impedisce a qualsiasi pedone di raggiungere incolume il policlinico. Come risolvo? Sono costretta a farmi accompagnare in macchina, alla faccia dell'ecologia. La situzione persiste, provoca crisi isteriche agli automobilisti che si lanciano nello stretto passaggio nonostante il rosso del semaforo. Lo so, non ci state capendo niente. Suppongo che sia complicato, per chi non conosce questa strada, immaginare a quanti disagi la gente di qui si sia abituata a convivere.
Parliamo d'altro: le persone. Le persone che incontri in strada sono maggiormente quei tipi che si definiscono "cafoni napoletani" e fieri di esserlo. L'indice di aggressività è inversamente proporzionale all'età. Più il cafone è giovane, più riconoscerai in lui il bulletto che, per farsi grande agli occhi degli amici, ti palpa il sedere, ti fa cadere la borsa, ti spinge o ti insulta nell'autobus, magari perfino ti rapina, o peggio. Ho imparato ad avere più paura di un ragazzino che di un uomo, perchè si sente libero di fare ciò che vuole, viziato da genitori che gli hanno regalato tutto fuorchè un'educazione. Quando il cafone cresce viene costretto a confrontarsi con problemi come l'affitto, il lavoro, una famiglia da mantenere, una fidanzata da cui tornare, degli impegni, delle responsabilità. Tutto ciò può inibirlo e renderlo inoffensivo oppure può scatenare l'autodistruzione che si soddisfa solo con l'alcool, la droga e il crimine. Ed ecco i tre "must", ecco le tre informazioni basilari che ti consentono di non trovartene mai uno vicino. Basta non bere, non drogarsi e non rubare e non accettare di avere contatti con chi beve, si droga e ruba.In genere funziona, ma esiste comunque l'eccezione che conferma la regola.
Voglio farvi notare che ho parlato di "cafoni" e non di "camorristi". Sono due animali distinti e separati. Ma posso parlarvi anche di quest'altra specie.
Il camorrista è quello che tutti sanno, nel quartiere. Lo capisci subito quando ne incontri uno. L'aria altera, la faccia inconfondibile del napoletano, i vestiti firmati. Non sono loro a salutare, aspettano sempre che siano gli altri a porgergli il saluto. Il resto lo sapete.
(...)
TO BE CONTINUED


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permalink | inviato da Lilin il 21/10/2008 alle 22:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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